Eventi: Lo spazio giudiziario europeo in materia civile nella giurisprudenza italiana ed europea

Lo spazio giudiziario europeo in materia civile nella giurisprudenza italiana ed europea – Corso organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura – Struttura di formazione decentrata della Corte di Cassazione – Roma, 3-5 maggio 2017

Intervengono: Filomena Albano (Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza), Paola Amisano (Trib. Asti), Giovanni Amoroso (Corte di Cassazione), Stefania Bariatti (Univ. Milano), J. Basedow (Max Planck Institute for Comparative and International Private Law – Hamburg), Sara Bernasconi (Univ. Milano), Giuseppe Buffone (Trib. Milano), Sergio Carbone (Univ. Genova), Francesca Ceroni (Procura generale della Corte di Cassazione), Claudio Consolo (Univ. Roma La Sapienza), Francesco Cortesi (Corte di Cassazione), Elena D’Alessandro (Univ. Torino), Franco De Stefano (Corte di Cassazione), Pietro Franzina (Univ. Ferrara), Giovanni Giacalone (Procura generale della Corte di Cassazione), Andrea Giardina (Univ. Roma La Sapienza), Filippo Marchetti (Univ. Milano), Fausto Pocar (Univ. Milano), Renato Rordorf (Corte di Cassazione), Francesco Salerno (Univ. Ferrara), Monica Velletti (Trib. Roma), Ilaria Viarengo (Univ. Milano) e Francesca Villata (Univ. Milano).

Eventi: Incontri con la dottrina di diritto internazionale privato

Il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tre ospita una serie di incontri su temi di diritto internazionale privato.

Interverranno: Pietro Franzina (il 10 Aprile 2017, La tutela internazionale dell’adulto vulnerabile), Caroline Adolphsen (2 maggio 2017, Children seeking asylum in Europe: a Scandinavian approach; interviene Filomena Albano, Garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza), Francesco Salerno (2 maggio 2017, “Bruxelles I-bis” e titolo esecutivo europeo: l’efficacia delle decisioni straniere nelle discipline uniformi europee), Javier Carrascosa González (8 maggio 2017, Il nome nel diritto internazionale privato e Matrimonio tra persone dello stesso sesso e unioni registrate in Europa), Maria Asunción Cebrián Salvat (8 maggio 2017, Il regime patrimoniale nel matrimonio e nelle unioni registrate), Javier Carrascosa González e Maria Asunción Cebrián Salvat (9 maggio 2017, Il divorzio nel diritto dell’Unione europea: giurisdizione e legge applicabileIl regolamento dell’Unione europea sulle successioni) e Francesca Pietrangeli (15 maggio 2017, La clausola di individuazione della legge applicabile al contratto).

Gli incontri si collocano nel quadro delle attività della Cattedra di Diritto internazionale della prof.ssa Antonietta Di Blase.

Maggiori informazioni nella locandina reperibile a questo indirizzo.

Eventi: Sviluppi e prospettive nella costruzione dello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia

A sessant’anni dalla firma del Trattato di Roma – Sviluppi e prospettive nella costruzione dello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Salerno, 13 marzo 2017

Il programma del convegno prevede, fra le altre, una sessione dedicata a La cooperazione giudiziaria in materia civile con implicazioni transnazionali, nella quale interverranno Sergio Maria Carbone (Univ. Genova), Ugo Villani (Luiss Guido Carli), Talitha Vassalli di Dachenhausen (Univ. Napoli Federico II), Maria Caterina Baruffi (Univ. Verona) e Alessandra Zanobetti (Univ. Bologna).

Call for papers: Migrazioni e diritto internazionale: verso il superamento dell’emergenza?

In occasione del XXII Convegno annuale, che si terrà a Trento nei giorni 8 e 9 giugno 2017 e verterà sul tema delle migrazioni, la Società italiana di Diritto internazionale e di Diritto dell’Unione europea invita gli studiosi italiani e stranieri di diritto internazionale (pubblico e privato) e di diritto dell’Unione europea a presentare i propri contributi, che troveranno spazio in una serie di sessioni dedicate all’approfondimento dei vari aspetti del fenomeno migratorio.

Gli interessati sono dovranno inviare un abstract di non più di 600 parole all’indirizzo convegnosidi2017@gmail.com entro il 15 aprile 2017.

Maggiori informazioni a questo indirizzo.

Dottrina: La giurisprudenza italiana sui regolamenti europei in materia civile e commerciale e di famiglia

La giurisprudenza italiana sui regolamenti europei in materia civile e commerciale e di famiglia, a cura di Stefania Bariatti, Ilaria Viarengo, Francesca Clara Villata, Cedam, 2016, ISBN 9788813358686, pp. XXI+527, Euro 55.

Il volume rappresenta l’opera conclusiva delle attività svolte da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Milano nell’ambito del progetto internazionale di ricerca “Cross-border litigation in Europe: Private International Law – Legislative framework, national courts and the Court of Justice of the European Union” – EUPILLAR, finanziato dalla Direzione generale Giustizia e consumatori della Commissione europea. Oggetto dell’indagine sono stati alcuni regolamenti dell’Unione europea in materia di diritto internazionale privato e processuale, adottati nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile, e la relativa giurisprudenza italiana, anche sotto il profilo di un proficuo dialogo dei giudici nazionali con la Corte di giustizia dell’Unione europea. L’indagine è stata condotta in parallelo dai partner del consorzio di ricerca, vale a dire, accanto all’Università degli Studi di Milano, nelle sue due componenti del Dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale e del Dipartimento di Studi internazionali, giuridici e storico-politici, l’Università di Aberdeen (Scozia), che ha coordinato il progetto, le Università di Anversa (Belgio), Breslavia (Polonia), Friburgo (Germania), Leeds (Inghilterra) e Madrid (Universidad Complutense, Spagna).

Eventi: Un ciclo di seminari a Messina

L’Università di Messina organizza assieme a ILSA, la International Law Students Association, un ciclo di seminari dedicati a questioni attuali del diritto internazionale.

Due seminari riguardano tematiche internazionalprivatistiche e sono programmati rispettivamente per il 26 aprile 2017 (Marcella Distefano parlerà di maternità surrogata) e per l’11 maggio 2017 (Livio Scaffidi si occuperà di unioni civili). Maggiori informazioni a questo indirizzo.

Norme: L’ordinanza europea di sequestro conservativo sui conti bancari

Questo post è scritto da Ester di Napoli.

Dal 18 gennaio 2017 è applicabile il regolamento (UE) n. 655/2014 che istituisce una procedura per l’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari (OESC).

Il regolamento dà vita a uno strumento uniforme, di natura cautelare e conservativa volto a rafforzare la tutela del credito transfrontaliero nell’Unione.

La nuova procedura, che si aggiunge a quelle disponibili in base alle norme nazionali, senza soppiantarle, è aperta ai creditori che abbiano il domicilio (ai sensi degli articoli 62 e 63 del regolamento (UE) n. 1215/2012) in uno Stato membro vincolato dal regolamento (tutti gli Stati membri, eccettuati Regno Unito e Irlanda), e può essere esperita anche ante causam, fermo restando, in questo caso, l’obbligo di instaurare tempestivamente un giudizio di merito (art. 10).

Il regolamento si riferisce soltanto al recupero transfrontaliero dei crediti. Ai sensi dell’art. 3, un caso è transnazionale laddove il conto o i conti correnti bancari da aggredire sono tenuti in uno Stato membro che non sia “a) lo Stato membro dell’autorità giudiziaria presso cui è stata presentata la domanda di ordinanza di sequestro conservativo…; o b) lo Stato membro in cui il creditore è domiciliato”.

Il regolamento sull’OESC istituisce un articolato sistema che consente al creditore di ottenere informazioni presso istituti bancari in cui abbia motivo di ritenere che il debitore detenga dei conti correnti. Tale sistema si basa sulla collaborazione tra autorità giudiziaria investita della domanda e autorità d’informazione dello Stato membro di esecuzione, che ai sensi del regolamento deve avvenire in tempi celeri, per garantire l’effetto sorpresa dell’ordinanza.

Il Portale europeo della giustizia elettronica (e-Justice) ha provveduto ad aggiornare l’Atlante giudiziario europeo in materia civile, nel quale confluiscono i vari strumenti adottati nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile, creando una sezione ad hoc sul regolamento n. 655/2014. In tale sezione si rinviene, oltre ad una scheda informativa, anche il regolamento d’esecuzione (UE) 2016/1823 recante i moduli da utilizzare nelle varie fasi del procedimento relativo all’ordinanza (il portale consente di scaricarli in formato pdf, spedirli via email, nonché compilarli in modalità “dinamica” – vedi qui) nonché le informazioni fornite alla Commissione dagli Stati membri ai sensi dell’art. 50.

Il 19 gennaio 2017 sono comparse sul Portale e-Justice le prime comunicazione rese dall’Italia. Le stesse sono state integrate il 26 gennaio, probabilmente anche sulla scorta del confronto con esempi “virtuosi”, come le comunicazioni tedesche e quelle spagnole).

Oggi le informazioni italiane chiariscono quanto segue.

L’autorità competente ad emettere un’OESC basata su un atto pubblico è, in Italia, il tribunale nel cui circondario l’atto pubblico è stato formato; il tribunale, in tal caso, decide in composizione monocratica.

L’autorità designata per l’ottenimento di informazioni sui conti bancari è il presidente del tribunale in cui si trova la residenza, il domicilio o la dimora del debitore, ovvero la sede del debitore se si tratta di una persona giuridica. Se il debitore non ha residenza, domicilio o dimora in Italia, ovvero, se persona giuridica, se non ha sede in Italia, è competente il presidente del tribunale di Roma. Continua a leggere

Dottrina: The Doctrine of Punitive Damages and International Arbitration

Giovanni Zarra, The Doctrine of Punitive Damages and International Arbitration, in Diritto del commercio internazionale, 2016, 963-991

This article analyzes the possibility to award punitive damages in international arbitration. First of all, it studies the functions of punitive damages in US litigation and the reasons behind the growing interest for this remedy in civil law countries and in the doctrine of international arbitration. Secondly, this article argues that, notwithstanding the fact that arbitration has become the natural judge of international commercial disputes, the competence of international arbitrators cannot be extended to remedies of quasi-criminal nature, such as punitive damages. The work finally briefly analyzes the possibility to award punitive damages in international investment arbitration and demonstrates that it is not possible to observe in international law a remedy which could be compared to punitive damages as recognized in national law systems.

Forum: la disciplina internazionalprivatistica italiana delle unioni civili/5

Facendo seguito ai precedenti commenti in questo forum, dovuti a Giacomo Biagioni, Cristina Campiglio e Francesco Pesce, pubblichiamo ora queste osservazioni di Silvia Marino, dell’Università dell’Insubria (silvia.marino@uninsubria.it). Frattanto, segnaliamo che il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 14 gennaio 2017, ha approvato il testo del decreto legislativo recante la disciplina internazionalprivatistica italiana in materia di unioni civili. Il testo del decreto legislativo 19 gennaio 2017, n. 7 è stato ora pubblicato in G.U. n. 22 del 27 gennaio 2017. E’ scaricabile a questo link..

Ulteriori spunti sul matrimonio same-sex e sul coordinamento con il regolamento n. 2016/1104 — Silvia Marino

Vorrei porre in primo luogo qualche osservazione ulteriore sugli istituti stranieri sconosciuti in Italia, ovvero il matrimonio fra persone dello stesso sesso e l’unione civile fra persone di sesso diverso.

Condivido l’opinione già espressa per cui il downgrade del matrimonio same-sex alla partnership registrata di diritto italiano risulta l’unica soluzione possibile alla luce della delega legislativa. Sebbene, come rilevato, possa risultare non conforme alle aspettative dei coniugi, che hanno contratto matrimonio all’estero, non pare, tuttavia, contraria all’attuale orientamento della Corte europea dei diritti dell’uomo. Mi pare particolarmente significativo il caso 16 luglio 2014, Hämäläinen vs. Finland, ricorso n. 37359/09, per quanto relativo a una situazione puramente interna. Infatti, è chiara la posizione della Corte nel senso dell’inesistenza di un obbligo per gli Stati membri di ammettere nel proprio ordinamento il matrimonio fra persone dello stesso sesso, e, in mancanza, di trattare questa relazione come un’unione registrata. Non mi pare che la transnazionalità della fattispecie possa effettivamente modificare questa conclusione. Il downgrade costituirebbe pertanto un equo bilanciamento degli interessi delle parti a vedere riconosciuta la formalizzazione del proprio rapporto, con interessi di carattere pubblico, collegati verosimilmente a una tradizione culturale ed etica, di riservare l’istituto del matrimonio alle coppie di sesso diverso.

Non meno delicato risulta il tema del riconoscimento delle unioni civili contratte all’estero fra persone di sesso diverso. Si tratta, anche in questo caso, di un istituto sconosciuto al nostro ordinamento. L’assenza di qualsiasi disciplina rischia di creare serie difficoltà interpretative ed applicative. Infatti, non sarebbe possibile una soluzione speculare alla precedente, ovvero l’upgrade al matrimonio. Infatti, l’unico common core nel diritto di famiglia in una prospettiva comparatistica è costituito proprio dal matrimonio eterosessuale e monogamico. Pertanto, se i partner avessero voluto sposarsi, avrebbero avuto l’accesso a questo istituto anche nello Stato di origine. L’unico caso in cui questa condizione non si verifica è data dall’esistenza di impedimenti matrimoniali nello Stato d’origine più stringenti rispetto a quelli previsti nel nostro ordinamento e che sono applicabili anche per la conclusione delle unioni civili. Solo in questa ipotesi sarebbe allora possibile immaginare che il riconoscimento della partnership registrata straniera possa avvenire per il tramite dell’istituto matrimoniale, purché siano stati applicati nello Stato d’origine impedimenti che potremmo considerare contrari all’ordine pubblico italiano. Negli altri casi, l’upgrade pregiudicherebbe le legittime aspettative delle parti, che hanno scelto di non contrarre matrimonio, ma di concludere un’unione registrata.

Evidentemente, il mancato riconoscimento della partnership fra persone di sesso diverso comprometterebbe il loro diritto alla vita familiare.

L’unica possibilità è data dall’equiparazione della partnership straniera all’unione civile di diritto italiano. Questa soluzione dovrebbe essere espressa, ma può essere altresì ricavata in via interpretativa su due fondamenti. Il primo è costituito dal rispetto della vita familiare, in forza del quale dovrebbe essere attributo effetto a status acquisiti all’estero, salve interferenze statali basate su legittime e proporzionate esigenze. In questo caso, non sembra che possa essere individuata alcuna ragionevole giustificazione all’ingerenza statale. Il secondo è determinato dal fatto che è già ammessa la conversione di una partnership straniera in un’unione registrata di diritto italiano, qualora la prima sia conclusa da due cittadini italiani. La disposizione si pone certo intenti antielusivi, che invece non si presentano nella discussione del problema del riconoscimento delle partnership fra persone di sesso diverso, indipendentemente dalla loro nazionalità. Quel che rileva, invece, è proprio determinato dalla possibilità di modificare la natura e gli effetti dello status acquisito all’estero in un istituto di diritto italiano.

Infine, mi sembra interessante riflettere sul coordinamento del diritto internazionale privato italiano con il regolamento UE n. 2016/1104, sulla cooperazione giudiziaria civile nell’ambito degli effetti patrimoniali delle unioni registrate. Quest’ultimo sarà applicabile a partire da gennaio 2019, superando quindi parzialmente l’art. 32-ter, c. 4, contenuto nello schema di decreto legislativo recante la nuova disciplina di diritto internazionale privato in materia di unioni civili, con riferimento, appunto, ai rapporti patrimoniali. In particolare, sorge il problema interpretativo dell’unico criterio di collegamento posto dal regolamento (art. 26, par. 1), determinato dalla legge sul cui fondamento l’unione civile è stata costituita. Il riferimento al diritto nazionale è implicito, ma evidente, dal momento che il diritto dell’Unione europea non pone norme sulle condizioni di costituzione dell’unione, nemmeno nell’ambito del diritto internazionale privato. Si deve comprendere quindi quale sia la legge in forza della quale l’unione viene costituita. Mi pare infatti che non sia a priori impedita la conclusione di una partnership di diritto straniero da parte dell’ufficiale di Stato civile italiano, nonostante una scarsa apertura a valori provenienti dall’esterno del nostro ordinamento, riscontrabile nella l. 76/16 (e che le norme di diritto internazionale privato cercano di superare, nei limiti della delega). Invero, l’ipotesi non sarebbe frequentissima, ma non mi pare si possa davvero escludere almeno in termini astratti. Lo stesso criterio di collegamento di cui all’art. 26, par. 1 del regolamento n. 2016/1104 induce a porre una distinzione fra luogo di registrazione (suggerito nella originaria proposta di regolamento della Commissione del 2011) e legge sul fondamento della quale la registrazione è stata effettuata. Nell’ambito del decreto, si potrebbe immaginare un riferimento alle norme sulla validità formale, oppure sulla capacità e sulle altre condizioni per costituire un’unione civile. Nel primo caso, la legge italiana richiamerebbe alternativamente quattro possibili leggi, alla luce del favor validitatis (art. 32-ter, c. 3); nel secondo, sarebbe richiamata la legge nazionale di ciascuno dei partner. In ciascuna ipotesi, non è univocamente determinabile una sola legge in forza della quale l’unione viene costituita. Allo stesso tempo, le norme sugli impedimenti sono espressamente dichiarate di applicazione necessaria. Manca quindi un criterio unico che determini sul fondamento di quale legge l’unione possa essere costituita.

L’indicazione nel documento pubblico di certificazione della costituzione della partnership della legge applicata all’unione civile risolve solo in parte il problema. Tale menzione espressa rischia di non avere alcuna rilevanza in altri Stati membri, trattandosi di dare efficacia al contenuto di un documento pubblico, mentre, come noto, il regolamento n. 2016/1191 disciplina solamente l’accettazione di autenticità dello stesso.